DESCRIZIONE

ARCHITETTURA DUOMO

Da piazza Duomo si accede all'ingresso principale della chiesa attraverso 11 gradini. L’edificio precedente, risalente al 1300, aveva una struttura simile, ma con le scale che presentavano una disposizione e forma circolari. La struttura è stata risistemata con lo scopo di renderla più elegante, raffinata e leggera. Nella chiesa si distinguono 2 livelli: il primo che comprende il presbiterio e le cappelle terminali, superiore rispetto al suolo di circa 1,2 m, e quello della cripta, inferiore invece di 2,5 metri. Per avere un punto di riferimento più chiaro, si può fare l’esempio del livello del Calmaggiore che è di circa 1,2 metri sopra quello della cripta.

All'interno sono mantenuti i due muri portanti che dividono la cappella maggiore dalle due laterali; trovano corrispondenza nella cripta con i muri originari che separano la cappella di San Liberale dalle due subordinate. Le pareti delle cappelle terminali non permettono però di vedere l'antica muratura, in quanto sono rivestite di intonaco.

Dall’esterno è possibile notare che il Duomo è costituito in tutto da sette cupole: cinque presenti nella navata centrale e due a chiusura delle cappelle. La facciata attuale, progettata e completata nel 1386 dall'architetto trevigiano Francesco Bomben e dall'ingegnere comunale Gaspare Petrovich, si presenta sullo stesso piano della torre che precede di qualche metro il Palazzo vescovile. La facciata presenta complessivamente una struttura romanica: il nucleo originario è visibile nella parte centrale attraverso la muratura in mattoni decorata da due file di arcatelle cieche sovrapposte e sorrette da colonnine di pietra chiara.

Il pronao neoclassico, che risulta una struttura massiccia ed imponente, è stato costruito al posto dell'antico portico medievale. L'ampia scalinata lo sorregge; esso è costituito da sei colonne ioniche mentre ai lati sono posti due leoni stilofori, di marmo rosso di Verona, i quali reggevano il protiro dell'edificio romanico preesistente. Si ipotizza che l'articolazione dei sostegni del Duomo in origine avesse un ritmo costituito da un modulo che pone in sequenza un pilastro e due colonne. La struttura portante fu quindi mantenuta durante gli interventi dei secoli successivi.

La parte inferiore coperta dal portico, è stata rimaneggiata rendendo così più complesso stabilire quanti ingressi avesse nella facciata il Duomo romanico: si ipotizza che nel XI secolo si accedesse all'edificio da un'unica porta centrale, alla quale venne addossato un protiro, e forse da due porte lungo il corpo longitudinale. Le porte della facciata corrispondenti alle navate laterali furono aggiunte in seguito. L’unica porta che viene esplicitamente nominata è quella di San Liberale, indentificata come la porta maggiore. Il portale principale è stato ricostruito all'interno nel 2005 nella controfacciata. Rimane comunque la porta che era stata utilizzata in precedenza, ma solamente a fine ornamentale. In questa sono posti vari tasselli raffiguranti storie della vita di Gesù, utilizzando una grande eleganza nei panneggi. In particolare, a sinistra, nella terza tassella è raffigurata la Madonna che ha appena partorito Gesú, con accanto quindi il figlioletto; nella quinta formella invece, come tutte le altre priva di prospettiva, si può notare un pastore che aspetta una pastorella.

L’interno è invece costituito da tre navate con cappelle laterali e tre absidi finali, sotto ai quali si trova l'antica cripta. Nella navata centrale c'è l'altare maggiore con il sarcofago del beato Arrigo da Bolzano (morto a Treviso nel 1315) e molte decorazioni preziose, come l'Immacolata nel catino absidale o gli stalli del coro. Sempre la navata centrale risulta con uno schema modulare: infatti la base è quadrata e viene sormontata da una cupola, di forma quindi circolare. Si viene a creare una fusione tra le due figure, quadrato e cerchio.

A sinistra è presente la cappella del santissimo Sacramento con le spoglie del fondatore del Monte di Pietà di Treviso, il vescovo Niccolò Franco. Nella navata di destra invece si riscontra la Cappella dell'Annunziata o del Malchiostro, che accoglie l'estro artistico di due artisti veneti più noti del XVI secolo: Tiziano e Pordenone.

Nella navata destra risiede il corpo sepolto di Beato Enrico, un povero proveniente da Bolzano che girava le chiese pregando. Le persone, provando pietà verso di lui, gli davano l’elemosina e lui, a sua volta, le conservava per poter distribuire ad altri poveri ciò che era riuscito a raccogliere. Quando morì, ai suoi funerali parteciparono molte persone, riuscendo inoltre a contare 300 miracoli durante questa processione. Questa storia si sparse in tutta Italia, tanto che Boccaccio raccontò di lui e dei suoi miracoli in una sua novella. Dentro la teca presente dicono che ci sia il suo sangue privo di colore e profumato.

L’altare venne originariamente dedicato a san Pio X. Nel 2019 fu ridedicato ai Santi della Diocesi di Treviso e dotato di un grande quadro intitolato “Il pane della carità – i Santi della Chiesa di Treviso tra Ottocento e Novecento”. Al centro dell'altare si trova la Cappella della Madonna, statua lignea realizzata da Ferdinand Stuflesser, rappresenta Maria Ausiliatrice. Ai lati sono presenti le statue di San Liberale (patrono di Treviso) in marmo e di Sant'Antonio abate. Dietro l'altare maggiore si torva un presbiterio. Il complesso absidale si deve all'intervento di Pietro Lombardo. Sui pilastri antistanti la cappella sono presenti la statua di Alessandro Vittoria, raffigurante “San Giovanni” e “La Visitazione”, bassorilievo di Lorenzo Bregno. Accanto alla sacrestia, al termine della navata destra, si trova la Cappella del Malchiostro, preceduta da un vestibolo rialzato. Questa risale al 1520 e venne commissionata da Broccardo Malchiostro; ha una struttura quadrata e all’apice è situata una cupola di stile rinascimentale.

Al termine della navata sinistra, a destra dell'altare maggiore, si trova la cappella del Santissimo Sacramento che ospita la tomba di Niccolò Franco. Nel vestibolo sono inoltre presenti le armi del vescovo Bernardo de' Rossi. Vi è infine un campanile, con la sua torre rimasta incompiuta per ordine dei dogi di Venezia che volevano salvaguardare il primato in altezza della Basilica di San Marco.